Libri

Consulta il catalogo della Biblioteca Historiae.

Azzera
226 libri trovati
Copertina di L’uomo romano

L’uomo romano

Sotto periodo
Società romana

Curato da Andrea Giardina per la celebre collana antropologica di Laterza, questo volume rappresenta un punto di rottura rispetto alla storiografia classica basata su eventi e battaglie. L'opera si pone un obiettivo diverso e ambizioso: ricostruire l'identità psicologica, sociale e comportamentale dei Romani attraverso l'analisi dei principali 'tipi sociali' che popolavano l'Urbe. Non c'è una trama temporale, ma un'esplorazione tematica della mentalità antica.
I vari capitoli, affidati a esperti di altissimo profilo, scandagliano le aspettative sociali, i diritti, le limitazioni e i costumi di specifiche figure: il Cittadino (diviso tra i suoi doveri pubblici e la vita privata), il Soldato (spina dorsale dell'Impero), lo Schiavo (l'oggetto animato su cui si fondava l'economia), il Liberto (l'affrancato spinto da una fortissima mobilità sociale), la Donna (costretta tra la figura idealizzata della matrona e la dura realtà giuridica), e il Sacerdote. Il risultato è un affresco antropologico immersivo, che permette al lettore di calarsi completamente nell'universo mentale, morale e materiale di una società lontanissima dai nostri parametri, eppure alla base della nostra cultura giuridica.

Scheda completa →
Copertina di La caduta

La caduta

Autore
Ezio Mauro

L'ex direttore di "Repubblica" Ezio Mauro adotta la forma ibrida tra il grande giornalismo d'inchiesta e la cronaca storica per raccontare nel dettaglio i mesi febbrili che portarono alla caduta di Benito Mussolini (25 luglio 1943). Il racconto si snoda attraverso la ricostruzione minuziosa dei complotti paralleli che si muovevano nell'ombra a Roma: da un lato le manovre di Casa Savoia, dall'altro la fronda interna dei gerarchi fascisti (Grandi, Ciano, Bottai). Mauro descrive l'atmosfera crepuscolare del regime, le riunioni notturne del Gran Consiglio del Fascismo, le paure, i tradimenti e l'isolamento di un dittatore ormai stanco e malato, incapace di comprendere l'entità della disfatta. Un libro dal ritmo serrato che ci fa respirare il clima di un regime giunto al collasso strutturale sotto il peso delle sconfitte militari.

Scheda completa →
Copertina di La caduta degli imperi

La caduta degli imperi

"La caduta degli imperi" del grande storico di Oxford Peter Heather è un'opera storiografica imponente e coraggiosa che offre una prospettiva globale e comparata sulle dinamiche che portano al collasso delle grandi formazioni imperiali, spingendosi ben oltre il tradizionale focus sulla caduta di Roma. Heather utilizza la fine dell'Impero Romano d'Occidente come caso studio principale (ribadendo la sua celebre tesi: Roma non cadde per decadenza morale o trasformazione pacifica, ma fu distrutta dall'urto esterno e violento di popoli nomadi come gli Unni e dall'esaurimento militare), ma amplia lo spettro dell'analisi. Il libro confronta infatti la fine di Roma con il tracollo di altre immense e secolari strutture di potere eurasiatiche: l'Impero Persiano Sasanide, annientato in pochi decenni dalle armate arabo-islamiche, e i califfati medievali, travolti dall'avanzata delle orde mongole di Gengis Khan. Heather individua delle costanti nei meccanismi di collasso: non si tratta mai solo di crisi interne (economiche o di leadership), ma del momento fatale in cui un impero, logorato da decenni di guerre di logoramento e sovrastensione territoriale, incontra una periferia "barbara" che, proprio a contatto con l'impero stesso, si è militarizzata, organizzata e dotata di nuove mortali tecnologie (siano esse la cavalleria pesante o le nuove alleanze tribali). Il saggio è una meditazione profonda sulla fragilità del potere e sulla vulnerabilità di sistemi complessi di fronte a shock esogeni prolungati, temi di estrema e inquietante attualità per gli equilibri geopolitici contemporanei.

Scheda completa →
Copertina di La caduta dell’impero Romano

La caduta dell’impero Romano

Peter Heather, con una prosa avvincente e un solido impianto analitico, offre una rilettura magistrale degli ultimi secoli dell'Impero. Ribaltando le teorie classiche (come quella di Gibbon sul declino morale dovuto al cristianesimo, o le tesi sul marciume economico interno), Heather sostiene che nel IV secolo l'Impero era ancora una superpotenza vitale e fiscalmente solida. A causarne la caduta fu uno shock esogeno di proporzioni inaudite: l'irruzione degli Unni dalle steppe asiatiche. Questo evento innescò un effetto domino, spingendo enormi confederazioni germaniche (militarmente molto più organizzate rispetto al passato) ad attraversare il limes per sopravvivenza. Un'analisi geopolitica serrata che legge la caduta di Roma come il risultato di una globalizzazione antica sfuggita di mano.

Scheda completa →
Copertina di La caduta di Roma e la fine della civiltà

La caduta di Roma e la fine della civiltà

In aperto contrasto con la tendenza storiografica recente (che vede la fine di Roma come una pacifica e graduale transizione multiculturale), l'archeologo e storico di Oxford Bryan Ward-Perkins dimostra, prove materiali alla mano, che il crollo dell'Impero Romano d'Occidente fu una catastrofe violenta e traumatica. Attraverso l'analisi dei reperti (vasellame, monete, resti di tetti e infrastrutture), l'autore illustra come il collasso politico abbia spazzato via reti commerciali secolari, causando un drastico e rapido declino degli standard di vita, dell'alfabetizzazione e della complessità economica. Un saggio crudo, materialista e potentissimo che restituisce la drammaticità della fine di una civiltà, ricordandoci che il progresso non è mai un'acquisizione irreversibile.

Scheda completa →
Copertina di La caduta di Roma. La lunga fine di una superpotenza dalla morte di Marco Aurelio fino al 476 d. C.

La caduta di Roma. La lunga fine di una superpotenza dalla morte di Marco Aurelio fino al 476 d. C.

Nel 476 d.C., con la deposizione di Romolo Augustolo, l'ultimo di una lunga schiera di imperatori fantoccio, cade dopo un lungo declino l'Impero Romano d'Occidente, la più grande forza militare ed economica dell'antichità. Le cause di questo collasso sono state finora attribuite da molti studiosi esclusivamente alle tribù germaniche che si fecero strada con la forza oltre le frontiere, mentre in questo nuovo saggio Adrian Goldsworthy interpreta quelle invasioni non come la causa ma come il sintomo della fragilità e della instabilità dell'impero. Per capire fino in fondo i veri motivi che portarono alla caduta di Roma, secondo l'autore, è invece necessario ripercorrere quanto accaduto nei trecento anni precedenti, a partire dalla morte di Marco Aurelio, quando si verificò "una lunga serie di guerre civili, durante le quali gli imperatori rinunciarono alla res publica per concentrarsi solo sulla propria sopravvivenza". A partire dal 180 d.C., lo storico inglese descrive dettagliatamente come le violente ribellioni locali finirono per danneggiare la struttura amministrativa e logistica dell'esercito, alimentando un clima generale d'insicurezza in cui chiunque fosse al servizio dell'impero poteva essere ucciso, torturato o imprigionato per ordine di altri Romani.

Scheda completa →
Copertina di La civiltà dell’Occidente medievale

La civiltà dell’Occidente medievale

Sotto periodo
Medioevo (generale)

Un capolavoro della medievistica europea in cui Jacques Le Goff, esponente di spicco della 'Nouvelle Histoire' francese, decostruisce il mito di un Medioevo oscuro e statico. L'autore ci guida in un'esplorazione affascinante della 'lunga durata' medievale, concentrandosi non sulle battaglie o sui re, ma sulle strutture materiali e mentali della società. Attraverso l'analisi del tempo, dello spazio, del lavoro, della concezione del corpo e della religione, Le Goff restituisce l'immagine di un'epoca dinamica e creativa, in cui sono state forgiate le radici più profonde della cultura e dell'identità europea.

Scheda completa →
Copertina di La civiltà dell’Occidente medievale

La civiltà dell’Occidente medievale

Sotto periodo
Medioevo (generale)

Riedizione della celebre opera di Jacques Le Goff (qui nella classica veste Einaudi). In questo testo fondamentale, lo storico francese ricostruisce la genesi dell'Europa occidentale fondendo storia politica, economica, sociale e, soprattutto, storia delle mentalità. L'autore ci guida attraverso le strutture profonde dell'immaginario medievale: la concezione dello spazio (la foresta come luogo del mistero, la città come luogo di rinascita), la misurazione del tempo (il tempo della Chiesa contro il tempo dei mercanti), il ruolo della cultura materiale e il rapporto con l'Aldilà. Non è un semplice riassunto cronologico, ma un magistrale saggio di antropologia storica che restituisce a trecentosessanta gradi il respiro, le paure e la creatività dell'uomo medievale.

Scheda completa →
Copertina di La grande guerra

La grande guerra

Considerata la sintesi definitiva e più autorevole sulla partecipazione dell'Italia al conflitto, quest'opera monumentale unisce le competenze di due maestri della storiografia: Mario Isnenghi (studioso della cultura e della mentalità) e Giorgio Rochat (massimo esperto di storia militare). Il saggio intreccia magistralmente la dimensione istituzionale e tattica con quella sociale e psicologica. Rochat seziona la spietata macchina militare cadorniana, l'inadeguatezza logistica e strategica, e le sanguinose battaglie sul Carso; Isnenghi indaga la mobilitazione degli intellettuali, il mito della guerra rigeneratrice, l'esperienza alienante della trincea e la frattura incolmabile tra il "fronte interno" borghese e i fanti contadini mandati al massacro. Un testo imprescindibile che restituisce l'immagine di un Paese brutalmente trasformato dalla fornace del conflitto.

Scheda completa →
Copertina non disponibile

La grande guerra 1914-1918

[NOTA PRELIMINARE SULL'AUTORE: Vi è con ogni probabilità un refuso di catalogazione nel database originale. David S. Potter è infatti un illustre accademico e studioso statunitense di Storia Romana (autore per Hoepli di 'Impero. Roma dalla Repubblica ad Adriano'). Il tema del volume, 'La grande guerra 1914-1918', appartiene alla contemporaneistica e rimanda solitamente a opere fondamentali come quelle di David Stevenson o all'editoria divulgativa (es. Marco Gasparini per Hoepli). La sintesi seguente analizza l'opera in base al suo titolo e al suo argomento, ovvero il Primo Conflitto Mondiale.]
Questo volume affronta il cataclisma geopolitico e umano che ha inaugurato il 'Secolo Breve': la Prima Guerra Mondiale (1914-1918). Il saggio non si limita a ricostruire l'intricata rete di alleanze, imperialismi e nazionalismi esasperati che trasformarono l'attentato di Sarajevo in un conflitto su scala globale. L'analisi penetra nelle trasformazioni profonde imposte dalla guerra industriale di massa: l'incubo della guerra di logoramento e delle trincee, l'impiego su vasta scala di nuove tecnologie letali (gas asfissianti, carri armati, aviazione) e il crollo psicologico dei soldati. L'opera pone forte accento sull'impatto devastante che il conflitto ebbe sul 'fronte interno', coinvolgendo per la prima volta nella storia l'intera popolazione civile, le donne impiegate nell'industria bellica e la militarizzazione dell'economia. Infine, il testo evidenzia le immense conseguenze dell'esito bellico: il crollo simultaneo di quattro imperi secolari (Russo, Asburgico, Tedesco e Ottomano), il tracollo dell'egemonia europea e le tensioni irrisolte della Pace di Versailles, incubatrici dei totalitarismi che porteranno alla Seconda Guerra Mondiale.

Scheda completa →
Copertina di La grande guerra degli italiani

La grande guerra degli italiani

Un capolavoro assoluto della "storia dal basso" e un testo pionieristico nella storiografia italiana. Antonio Gibelli non si interessa a generali, diplomatici o strategie, ma dà voce agli ultimi, agli "invisibili": i milioni di contadini e operai costretti a indossare l'uniforme. Attraverso lo studio minuzioso di lettere sgrammaticate, diari intimi e memorie, l'autore esplora l'incontro traumatico delle masse rurali con la modernità meccanizzata (treni, mitragliatrici, gas). Gibelli documenta il processo di alfabetizzazione forzata innescato dal bisogno disperato di comunicare con le famiglie, ma analizza a fondo anche le ferite invisibili: i traumi psichiatrici, le nevrosi di guerra ("shell shock") e le automutilazioni, offrendo un affresco dolente e profondamente umano della più grande tragedia collettiva degli italiani.

Scheda completa →
Copertina di La grande guerra del Peloponneso

La grande guerra del Peloponneso

Con "La grande guerra del Peloponneso", Luciano Canfora, filologo e storico del mondo antico di fama internazionale, affronta uno dei conflitti più devastanti e paradigmatici dell'antichità, quello che tra il 431 e il 404 a.C. oppose la democratica e marittima Atene all'oligarchica e terrestre Sparta per l'egemonia sulla Grecia. Canfora non si limita a riassumere le battaglie, ma dialoga costantemente con Tucidide, il primo grande storico occidentale e testimone oculare degli eventi. Il libro è una profonda analisi dei meccanismi del potere, dell'imperialismo e della natura umana. L'autore seziona le spregiudicate dinamiche politiche ateniesi, mostrando come la democrazia radicale di Pericle si trasformò in una tirannide aggressiva e spietata nei confronti degli alleati e dei popoli sottomessi (come nel celebre ed emblematico massacro dei Meli). Canfora analizza magistralmente la retorica dei demagoghi che infiammavano l'Assemblea (come Cleone e Alcibiade), le tensioni di classe latenti, l'uso cinico della propaganda, il disastro militare della spedizione in Sicilia e le ingerenze dell'Impero Persiano, che finì per finanziare Sparta pur di indebolire l'antica nemica. Il testo è anche una potente riflessione sull'autodistruzione della civiltà greca, che, logorata da questo conflitto totale, finirà per spianare la strada prima all'egemonia macedone e poi a quella romana. La scrittura di Canfora, come sempre densa e provocatoria, costringe il lettore a vedere nella guerra del Peloponneso uno specchio inquietante delle contraddizioni e dei conflitti geopolitici del mondo contemporaneo.

Scheda completa →
Copertina di La grande storia della Seconda guerra mondiale

La grande storia della Seconda guerra mondiale

Un'opera enciclopedica e omnicomprensiva firmata dal grande storico britannico Martin Gilbert, celebre biografo di Churchill. Questo volume è considerato una delle sintesi più complete e accessibili sul Secondo Conflitto Mondiale. Gilbert non si limita a un resoconto delle grandi manovre strategiche e delle battaglie (dall'invasione della Polonia a Pearl Harbor, da Stalingrado allo sbarco in Normandia fino ad Hiroshima), ma intreccia in modo inestricabile la storia militare con quella diplomatica, politica e soprattutto umana. Il libro brilla per la sua capacità di far parlare i documenti e le testimonianze dirette dei protagonisti minori (soldati semplici, vittime dell'Olocausto, civili bombardati), restituendo al lettore non solo la vastità geopolitica del conflitto, ma anche l'indicibile sofferenza umana su scala globale generata dalla guerra totale.

Scheda completa →
Copertina di La guerra dei nostri nonni

La guerra dei nostri nonni

Aldo Cazzullo, celebre firma del giornalismo italiano, costruisce con "La guerra dei nostri nonni" un grande affresco popolare, emotivo e toccante della Prima Guerra Mondiale, scritto non dalla prospettiva dei generali, ma da quella delle persone comuni. Attraverso il recupero di un vastissimo patrimonio di lettere private, diari inediti e testimonianze dirette, il libro racconta il dolore, lo smarrimento, l'eroismo disperato e la rassegnazione dei fanti contadini mandati a morire nelle trincee del Carso. Straordinario è anche lo spazio dedicato al "fronte interno", alle donne che sostituirono gli uomini nelle fabbriche e nei campi, e alle crocerossine. Un'opera che ricostruisce il tessuto umano di un'intera generazione decimata, ricordandoci che la guerra fu la prima, tragica esperienza collettiva che "fece" veramente gli italiani.

Scheda completa →
Copertina di La guerra dei trent’anni

La guerra dei trent’anni

Le cause, lo svolgimento, le conseguenze della grande crisi seicentesca, dalla Defenestrazione di Praga alla Pace di Westfalia. Dal 1618 al 1648 gli Stati dell'Europa centrale furono lacerati da una serie pressoché ininterrotta di violenti conflitti politici e religiosi. Innescata dall'antagonismo che contrapponeva i principi protestanti all'autorità imperiale cattolica, la guerra dei Trent'anni assunse dimensioni paneuropee anche a causa dell'intervento di altre potenze (Svezia, Francia, Spagna).

Scheda completa →
Copertina di La guerra e le false notizie

La guerra e le false notizie

Autore
Marc Bloch

Un gioiello di rara intelligenza storiografica, concepito da uno dei padri fondatori della Scuola delle Annales, Marc Bloch, che partecipò alla Prima Guerra Mondiale come ufficiale francese. Nato dall'osservazione diretta nelle trincee, questo breve ma fulminante saggio indaga la genesi, la diffusione e la natura delle dicerie, delle leggende metropolitane e delle falsità in tempo di guerra. Bloch mostra come, in condizioni di forte stress psicologico, censura ufficiale e isolamento informativo, la mente collettiva dei soldati abbia prodotto "notizie false" per esorcizzare la paura, spiegare l'inspiegabile o denigrare il nemico. Un'opera pionieristica di psicologia delle masse e storia della mentalità, che risulta straordinariamente attuale per comprendere i meccanismi delle "fake news" e della propaganda contemporanea.

Scheda completa →
Copertina di La guerra italiana

La guerra italiana

Marco Mondini, professore ed eminente storico contemporaneista, fornisce in quest'opera la più aggiornata, corale e omnicomprensiva sintesi sull'impatto della Prima Guerra Mondiale sulla società italiana (1915-1918). Allontanandosi dal solo resoconto strategico delle battaglie alpine e carsiche, Mondini analizza la guerra come il più grande, cruento e irreversibile motore di modernizzazione e "nazionalizzazione delle masse" mai avvenuto in Italia. Il saggio esplora l'epocale mobilitazione della vita civile, lo sforzo e la distorsione dell'apparato industriale, il ruolo nevralgico della propaganda martellante e degli intellettuali (come D'Annunzio) per forgiare il consenso, nonché l'impatto traumatico sulle psicologie individuali dei mobilitati. Un testo indispensabile per comprendere come la guerra non solo ridisegnò i confini, ma mutò antropologicamente il Paese, aprendo squarci e tensioni che avrebbero fagocitato lo Stato liberale nel dopoguerra.

Scheda completa →
Copertina di La guerra-mondo Volumi I e II

La guerra-mondo Volumi I e II

Questo saggio monumentale, edito in due volumi da Einaudi (edizione italiana dell'imponente opera curata da Alya Aglan e Robert Frank), rappresenta uno dei vertici della storiografia internazionale contemporanea sul secondo conflitto mondiale. L'opera scardina la tradizionale cronologia eurocentrica (1939-1945), proponendo un periodo esteso dal 1937 (inizio dell'aggressione giapponese in Cina) al 1947 (l'inizio della Guerra Fredda e delle decolonizzazioni). Attraverso i contributi dei massimi specialisti mondiali, *La guerra-mondo* analizza il conflitto non solo sotto l'aspetto militare o diplomatico, ma come una gigantesca frattura antropologica, sociale ed economica che ha ridisegnato il pianeta. I due tomi esplorano le mobilitazioni industriali, l'impatto etico dei bombardamenti sui civili, l'organizzazione scientifica dello sterminio, la resistenza partigiana transnazionale e le devastanti conseguenze psicologiche sulle popolazioni di tutti i continenti. È un'opera enciclopedica e multidisciplinare indispensabile per comprendere come questo conflitto "totale" abbia generato l'ordine geopolitico contemporaneo, ponendo fine all'egemonia secolare dell'Europa.

Scheda completa →
Copertina di La marcia su Roma

La marcia su Roma

Sotto periodo
Fascismo

Didier Musiedlak, storico francese tra i massimi esperti europei di fascismo, offre in questo saggio una rilettura critica del mito fondativo del regime fascista. Smontando la retorica di regime (che celebrava un'epica conquista rivoluzionaria) e le sottovalutazioni successive, l'autore analizza il 28 ottobre 1922 non tanto come un colpo di stato militare – le squadre fasciste erano in realtà male armate e strategicamente disorganizzate rispetto all'esercito regolare – quanto come un autentico capolavoro di bluff politico, intimidazione e guerra psicologica orchestrato da Mussolini. Il libro indaga minuziosamente le complicità, l'incertezza e la debolezza delle istituzioni liberali, la paralisi del governo Facta e l'atteggiamento fatale ed ambiguo del re Vittorio Emanuele III, spiegando come una democrazia possa collassare non sotto i colpi dei cannoni, ma attraverso il collasso interno delle proprie difese morali e istituzionali.

Scheda completa →
Copertina di La nostra guerra

La nostra guerra

Il giornalista e storico divulgativo Arrigo Petacco ricostruisce l'epopea tragica, e spesso grottesca, dell'Italia fascista durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1945). Con la sua penna tagliente e uno stile reportagistico, l'autore smonta l'illusione della "guerra parallela" voluta da Mussolini per emulare le conquiste hitleriane. Dalle disastrose campagne sulle Alpi francesi, all'Etiopia, ai rovesci in Grecia e in Nord Africa, fino al martirio del CSIR e dell'ARMIR nelle gelide steppe russe. Petacco evidenzia la spaventosa impreparazione materiale e tattica delle forze armate italiane, mandate al macello da gerarchie militari ottuse e da una classe politica cinica, salvando esclusivamente il valore e l'eroismo disperato dei soldati semplici costretti a combattere in condizioni impossibili.

Scheda completa →